Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/103

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in questo uffizio dal dì 15. giugno al dì 15. agosto del 1300. essendo Gonfaloniere di Giustizia Fazio da Micciola1. In questo tempo principiarono tutte le avversità del nostro Poeta2 a motivo delle civili fazioni, che regnavano nella Repubblica. Benchè fosse stato discacciato dalla Patria fino dall’anno 1294. Giano della Bella ardito difensore della verità, non ostante le cose non rimasero quiete in Firenze, e quei che in qualche modo avevano favorito la parte di Giano, erano in varie maniere molestati dagli avversarj, i quali non lasciavano di corrompere ancora la giustizia per arrivare ai loro fini3. La mala amministrazione del Governo fomentava le gare dei privati cittadini, che per pascolare la loro ambizione, non per desiderio di giovare alla Patria, si procuravano i primi Uffizj della Repubblica, nei quali potevano più comodamente dare sfogo alle loro passioni, danneggiando gl’inferiori. Fra le altre famiglie potenti si distingueva allora quella dei Cerchi "uomini di basso stato, ma buoni mercatanti, e gran ricchi4 i quali abitavano nel

  1. Cos’ l'Ammirato il Giovane tom. I. delle sue Storie pag. 206. Da altri questo Gonfaloniere è chiamato Fazio Domicola. Melchiorre di Coppo Stefani lib. IV. rubrica 222. li segna tra i Priori da mezzo febbrajo 1299. a 1300.
  2. Così si esprime Dante in uno squarcio di lettera riportato da Leonardo Aretino. Ved. la Nov. CXIV. di Franco Sacchetti, nella quale si narra che la prima cagione dell’esilio di Dante nacque da un fatto seguito con uno della famiglia Adimarii.
  3. Dino Compagni è quello, che con maggiore esattezza racconta le cose succedute in Firenze nei tempi, dei quali dobbiamo discorrere. Dino adunque abbiamo spezialmente seguito in tutto quello che siamo per dire, perchè egli era presente ai fatti che ci ha nella sua Storia epilogati. Per altro non sempre segue rigorosamente ne’ suoi Racconti l’ordine cronologico.
  4. Dino Compagni lib. I. pag. 18. Per altro questa Casata fu molto illustre, e Signora del Castello d'Acone in Valdisieve (Dante Parad. Cant. XVI. vers. 65.), benchè uomini di basso stato sieno dal Compagni chiamati quei della loro discendenza, perchè, come osserva Francesco Cionacci nella Parte IV. cap. IV. della Storia della Beata Umiliana, i Fiorentini scrittori stimarono sempre barbaro ed incivile ogni altro sangue, che dal Romano non derivasse.