Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/157

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


pliche di tanti personaggi, quanti erano quelli che desideravano una tal grazia, restassero esaudite. Così fuori della sua Patria sono restate le ossa di colui, che Firenze non seppe in vita, quanto lo meritava, tener caro.

XVI.
DELL’EFFIGIE, DEL COSTUME E DEI MERITI DI DANTE POETA.

Fu Dante di mezzana statura, e nella vecchiaja andava alquanto curvo, ma sempre con passo grave, e mansueto. Il suo volto era lungo, e di color bruno, il naso aquilino, gli occhi erano piuttosto grossi, le mascelle grandi, ed il labbro di sotto avanzava l’altro, la barba ed i capelli folti, neri, e crespi, ed il suo aspetto appariva d’uomo malinconico e pensieroso1. Molte sono le medaglie gettate in onor suo2, che adornano i Gabinetti dei curiosi, e molti i Ritratti, che in marmo, ed in tela s’incontrano in Firenze3 ed altrove, i quali al vivo

  1. Boccaccio Vita di Dante
  2. L'Apostolo Zeno nel Vol. 2. delle sue Lettere num. 224. ci dice che nell’Imperial Museo di Vienna vi è una Medaglia con la testa di Dante, e le lettere DANTES FLORENTINUS, nel rovescio della quale fra due lauri si leggono le seguenti lettere iniziali F.S.K.I.P.F.T. Il medesimo Zeno avverte nello stesso luogo che queste note distribuite appunto nella maniera suddetta, stanno in un’altra Medaglia del prefato Museo, che nel diritto rappresenta la testa di Pietro Pisano artefice di medaglie molto eccellente, intorno alla quale si legge PISANUS PICTOR.
  3. Nella Cappella del Palazzo, che si disse del Podestà, fu dipinto Dante per mano di Giotto (Vasari Vit. de’ Pittori, P.I. nella Vita di Giotto) e nella Casa de’ Carducci, oggi de’ Pandolfini, fece il di lui ritratto al naturale fra quello di altri uomini Andrea del Castagno (Vasari loc. cit. P. II. nella Vita di detto Andrea). A’ tempi di Leonardo Aretino miravasi l’effigie del nostro Poeta quasi nel mezzo della Chiesa di Santa Croce a mano destra ritratta al naturale ottimamente per dipintore perfetto del tempo suo. Ma troppo lunga impresa sarebbe il numerare tutti i ritratti, che del nostro Poeta furono da eccellentissimi pennelli lavorati, giacchè pochi vi furono nella nostra città, i quali alcuno nelle case, o nelle ville non ne conservi gelosamente. Così il medesimo Aretino nella Vita di Dante dice.