Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/211

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poste da chi meno di lui ne sapeva. Ancora potrebbe darsi che nuove Poesie di Dante inedite si ritrovassero nelle Librerie quando alcuno si accingesse ad una tale ricerca, ed intanto avvertiremo che nella Compagnia di S.Barnaba di Poppi Terra del Casentino su crede che si conservino alcune Canzoni di lui, in prova di che si addice leggersi nelle antiche costituzioni di quella "dopo cantisi una Canzone del nostro Alighieri"1; così egualmente è di una vita in 3. rima di S.Torello eremita di detto luogo, la quale aveva Antonio Magliabechi, impressa forse in Firenze da Zanobi della Barba, ed era da questo letterato riputata opera di Dante2. Il Cinelli nella sua Biblioteca Volante3ci somministrò la notizia del seguente Libretto in 4. senza il luogo, nè anno della stampa, e nome dello stampatore. "Quaestio florulenta ac perutilis de duobus elementis Acquae, et Terrae tractatus, nuper reperta, quae olim Mantuae auspicata, Veronae vero disputata, et decisa, ac mann propria scripta a Dante Florentino Poeta clarissimo, quae diligenter, ac accurate correcta fuit per Rev. Magistrum Joan. Benedictum Moncettum de Castilione Aretino Regentem Patavinum Ordinis Eremitarum Divi Augustini, Sacraeque Theologiae Doctorem excellentissimum". Questo Opuscolo e’ fu dedicato al Cardinale Ippolito d’Este, e dopo la Dedicatoria evvi un’Epistola di fra Girolamo Gavardo dell’Ordine Eremitano di S.Agostino indirizzata al Moncetto, che chiama suo Maestro4. Io non so qual fede meriti un

  1. Padre Don Fedele Soldani Vallombrosano trattato Apologetico concernente l’ordine a cui era ascritto S. Torello da Poppi Lucca 1737. in 4.° nel catalogo degli autori, da’ quali è ricavata detta operetta.
  2. Il medesimo Padre Soldani ivi.
  3. Di quest’operetta parla ancora nella Storia manoscritta degli Scrittori Fiorentini.
  4. Nella Marucelliana ho veduto questo libretto di poche pagine, in fine dei quale si legge» Impressum fuit Venetiis per Manfredum de Monteferrato sub inclyto Principe Leonardo Lauredano anno Domini DVIII. sexto cal. novembris». Se questa non è la medesima impressione di quella citata dal Cintielli, giacché