Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/36

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di dante alighieri 29

addotti versi si dà alla madre di Cacciaguida il titolo di Santa, forse perchè il Poeta aveva probabil motivo di piamente credere che fosse già a godere la visione beatifica dopo tanto ch’era morta questa sua antenata1. E da quella che fa dire il Poeta a Cacciaguida ben chiaro apparisce essere stato personaggio di molto riguardo, e stima nella città nostra, la quale, nel tempo che venne esso alla luce, stava sotto l’obbedienza della famosa Contessa Matilda. Infatti dopo essersi accasato nella sua giovinezza con una donna degli Aldighieri di Val di Pado2dalla quale generò più figliuoli, si pose a militare sotto Corrado III della casa di Svevia eletto Imperatore nel 1138, e lo seguitò nella celebre Crociata promossa da Lodovico VII, il giovane re di Francia, e da S. Bernardo per ricuperare dalle mani degl’infedeli i luoghi di Terra Santa. Ma in questa spedizione, la quale per colpa dell’Imperatore d’Oriente Emanuelle Comneno fu a tutta la Cristianità molto fatale, perchè fu disfatto un poderosissimo esercito di detto Corrado; morì l’anno 1147,Cacciaguida per mano dei Turchi, avendo prima ottenuto in remunerazione de’ suoi servigi il grado di Cavaliere dal medesimo Imperatore3.

    dopo Pietro, figliuolo di Dante nel suo comento latino. Nè può certamente stare altrimenti, poichè se si volesse leggere trenta, moltiplicando per due il 580. si avrebbe l’anno 1160. e verebbe a contradirsi il Poeta facendo prima morire, che nascere il suo antenato.

  1. Non ho notizie per dare altro senso all’espressione di Dante.
  2. Canto XV del Paradiso v. 137. Vedi l’antecedente al par. III.
  3. Nel Canto citato del Paradiso, v. 139 e seg. dice Dante per bocca di Cacciaguida

    Poi seguitai lo ’mperador Currado;
         Ed el mi cinse de la sua milizia,
         Tanto per bene ovrar li venni in grado.
    Dietro li andai incontro a la nequizia
         Di quella legge il cui popolo usurpa,
         Per colpa d’i pastor, vostra giustizia.
    Quivi fu’ io da quella gente turpa
         Disviluppato dal mondo fallace,
         Il cui amor molt’anime deturpa;
    E venni dal martiro a questa pace.