Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/49

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il parere del mentovato Corbinelli esser lavoro di uno scrittore non più antico del secolo XV. A Pietro bensì viene attribuito da Filippo Villani un compendio in terzetti del Poema Dantesco, che incomincia:

O voi che siete dal verace lume
Alquanto illuminati nella mente;

e che in varj manoscritti è notato come lavoro di Jacopo altro figliuolo del nostro Poeta. Ancor di questo, comunque sia di ciò, fa parola il sopramentovato Filelfo, ma s’inganna poi dicendo, che gli mancò di vivere in Roma, quando colà trovavasi con suo padre, il quale vi era stato mandato in qualità di ambasciatore de’ Fiorentini al Pontefice Bonifacio VIII. l’anno 1301. 1. Imperciocchè vi sono documenti sicuri, che ci dimostrano esser egli sopravvissuto al genitore, e che nel 1342. non aveva terminato il corso de’ suoi giorni2. E certamente di questo è anche una riprova il trovarsi alcune chiose di Jacopo figliuolo di Dante sopra la prima cantica della divina Commedia del Padre, le quali stanno in un raro codice delle altre volte citata libreria Mediceo-Laurenziana3. Egli pure fu amico delle

  1. Il Filelfo nella vita di Dante così scrive di questo Jacopo, "Jacobus obiit Romae per aeris intemperiem, cum illo profectus est Pater orator".
  2. Nelle passate annotazioni si vedde che Jacopo figliuolo di Dante era vivo in Firenze sua patria nel 1332. e altrove da un documento incontrastabile apparirà, che ancora nel 1342. non era morto. Ciò che compose per illustrare la Commedia del Padre, è parimente una prova sicurissima dello sbaglio, in cui cadde il mentovato Filelfo, il quale come si vedrà, confise quest’Jacopo con un’altro nipote del primo. Di questo ragiona il Negri negli scrittori Fiorentini, ed il celebre Conte Mazzucchelli nella sua grand’opera degli scrittori d’Italia vol. I part. I. Egli abitò in Firenze, e dagli spogli del capitan della Rena costa che stava nel Popolo di S. Ambrogio probabilmente in quella cassa accennata nel lodo riferito di sopra.
  3. Queste chiose, il proemio delle quali incomincia "Acciocchè del frutto universale novellamente dato al mondo ec." sono nel banco XL, codice X della Laurenziana, e certamente appariscono cosa diversa da una traduzione di quelle di Pietro accennate più di sopra, quantunque il citato Scipione Maffei dica «luogo