Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/61

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quale si spiegano varie antiche statue, che quest’ultimo aveva acquistate. Da questo libro certamente apparisce la perizia di Francesco nell’antiquaria, ed il suo buon gusto nel far raccolta de’ venerabili avanzi della Romana storia, benchè questa scienza fosse ancora bambina; lo che viene confermata da altro dialogo inedito, che pare imperfetto, in cui sonovi i medesimi interlocutori, e nel quale trattasi d’altre antichità della casa Valenti1.

In Francesco mancò la discendenza del Poeta Dante; Ginevra figliuola di Pietro il giovane, e perciò sua nipote accasandosi nel 15492 col conte marchese Antonio Sarego portò in questa nobil casata la facoltà ed il cognome Allighieri per il qual motivo nelle case d’abitazione di tal famiglia in Verona si vede l’arme che i discendenti del Divino Poeta scelsero dopo avere abbandonata Firenze, e che fu un ala d’oro in campo azzurro. Da questo matrimonio poi discesero per diritta linea i notati nell’Albero, dei quali mi venne comunicata la notizia dal conte Pandolfo Sarego.

  1. Il suddetto monsignor Filippo dà una copia di questo dialogo preso da un codice in membrana, che esisteva appresso il Cardinale Lodovico Valenti Vescovo di Rimini, che dopo la sua morte non fu ritrovato. Fu data nuova edizione della suddetta opera, la quale trovasi pubblicata nel tomo 11. della raccolta intitolata Anecdota litteraria ex manuscriptis codicibus Romae 1774. in ottavo luogo pag. 217. e seg.
  2. Il Marchese Maffei negli Scrittori veronesi pag. 54. dice che l’instrumento dotale di detto anno era nell’archivio di Verona negli atti di Girolamo Piacentini. Nel ragionare dei discendenti di Dante, io mi sono attenuto a quanto aveva scritto questo letterato, perchè niuno fu di essi meglio inteso.