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nulla in essere. E pure questa obbiezione è molto seria, giacchè abbiam visto nei quadri esaminati che non vi manca quasi mai qualche cosa di simile per definire o chiarire il luogo della scena.

Voti pubblici nò, ricreazioni campestri di Traiano neppure; piuttosto questo quadro può significare il consesso di tutte le deità tutelari della famiglia Ulpia, all’oggetto di esprimere col loro simbolo le grandi azioni di Traiano esplicate per mezzo della sicurezza, della libertà, della floridezza dell’agricoltura e del commercio, della costruzione e restauro delle vie nelle provincie; alla maniera stessa che nel quadro XIV vedemmo raffigurata l’amministrazione civile di lui in Roma1. Ricordandoci che Callimaco chiama Diana, tra l’altro, custode delle vie, che ella è con le altre deità campestri di questo quadro rivolta alla campagna, cioè alle provincie, che da quest’arco moveano le vie per l’oriente, si ha buon argomento per ritenere più la mia ipotesi che quella di Rossi.

Ma, ripeto, nel dispiacevole incontro di un quadro mutilato, io non oso azzardare giudizii, nè metter fuori altre ipotesi.

Quadro dell’incoronazione o vittoria Dacica nel mezzo del lacunare del fornice (fig. 1 intercalata nel testo).

Rossi intitola questo quadro Vittoria Dacica, per riferirlo al primo trionfo da Traiano riportato su i Daci; ma feci vedere che il quadro espresso nella tav. XVIII può ritenersi siccome la rappresentazione di quel primo trionfo. Poi non saprei trovare ragioni per giustificare all’artista la intenzione di porre in questo quadro, minore sì, ma pur tanto importante e in luogo cosi segnalato, unico, nel mezzo del lacunare del fornice, un fatto di minore interesse, quando ne avrebbe avuto uno più strepitoso, quello della seconda vittoria Dacica. Quindi opino che questo quadro, sia per le esposte ragioni che per essere stato il monumento dedicato dopo la seconda vittoria Dacica, esprima appunto questa vittoria e non la prima.

Stimo pure che non per vaghezza di composizione l’artista abbia ideato di metter questo quadro in tal posto, in cui nell’arco di Tito è raffigurata l’Apoteosi di quest’ultimo Imperatore,

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