Pagina:Meomartini - I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento.djvu/233

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arco traiano 207

nata, sulla quale è scolpita una massa, pure quasi informe. Queste son l’ultime figure dell’avancorpo.

Passati all’intercolunnio, vedesi sulla rivolta la figura di un militare, ma poco riconoscibile. Così pure è perita interamente la prima dell’intercolunnio stesso, non ravvisandosene che un pezzo sulla tegola dell’architrave.

Vien dopo, ed è il primo delle figure esistenti, un militare in semplice tunica, il quale è seguito da un altro militare dalle cinghie intorno alla vita e sul petto, come i precedenti descritti.

Vedesi in seguito la figura di un auriga vestito di doppia gonna, come le vittorie dei timpani (tav. X e XI). Sebbene mancante di una gamba e molto avariato nel volto, dal tutto insieme però traspare che sia la figura di una donna, come attesta Rossi, e forse una specie di Vittoria, tal quale vedesi nel quadro del trionfo di Tito dell’arco omonimo.

Questa figura guida i quattro cavalli della quadriga imperiale ornati di splendidi finimenti. Quelli tirano il cocchio, di forma semicilindrica, convesso sul dinanzi, dove vedonsi scolpite delle vittorie; era quello che appellavasi thensa1.

L’imperatore, vestito della toga, vi sta dentro all’impiedi, non seduto come dice Rossi, e guida con la destra le redini dei quattro cavalli, mentre regge nella mano sinistra qualche cosa che oggi più non si distingue.

Una figura muliebre, in abito di Vittoria, gli sta ritta alle spalle e gli posa sul capo una corona.

Sulla sinistra dei cavalli, in basso rilievo, è scolpito un altro militare laureato, recante un’asta appoggiata sull’omero sinistro, la quale dovea sostenere qualche insegna.

Appresso al cocchio immediatamente va un personaggio vestito quasi come colui che precede l’auriga muliebre, col petto fregiato ed ornato. Rossi suppone che sia Lucio Quieto2, ma con qual fondamento?

Alle sue spalle va il solito vessillifero, e quindi galoppa una coppia di cavalieri; nel più rilevato dei quali Rossi suppone A-

  1. Pag. 191.
  2. Pag. 164 di quest’opera.