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308 i santi quaranta

La tradizione non ci ha conservato un nome proprio relativo alla costruzione romana ed alla destinazione primitiva di questo edifizio; ma da parecchi secoli lo si conosce e lo si addita da tutti sotto la denominazione I Santi Quaranta. Questa trasse origine dalla chiesa dedicata a Dio in onore di quaranta Santi1 periti nel martirio nella città di Sebaste dell’Armenia l’anno 3202.

Questa chiesa era sovrapposta alle antiche costruzioni romane; l’interno delle quali era allora adibito per cimitero carnaio, secondo attesta il Cronista Falcone, il quale, riferendosi agli avvenimenti dell’anno 1128, narra che il corpo del Rettore Guglielmo di questa città fu trascinato a furor di popolo usque ad carnarium S. Laurentii3. Di fatti negli anni scorsi più volte mi è accaduto di rinvenire ossami umani tra le fenditure delle muraglie nell’interno di questo edifizio.

Di questa chiesa, che trovasi pure menzionata nel Necrologio di S. Spirito4, ora non rimangono che informi ruderi, appariscenti appena appena di fianco alla via detta Cupa dei SS. Quaranta5; ma, come vedremo, in uno dei corridoi dell’edifizio romano, ov’era il carnaio, scorgonsi ancora alcune costruzioni dell’epoca longobarda; dalle quali argomentasi con soda ragione che la chiesa ivi fu edificata sotto il dominio longobardo. Di fatti si ha memoria che il corpo di S. Eliano, uno dei Quaranta Santi Martiri, sia stato trasferito in questa città nell’anno 7636.

Attualmente dell’edifizio romano non apparisce che la facciata occidentale (tav. XLII, XLIV e XLV, figura 1.a e 2.a), giacchè, attraverso i secoli, gli altri lati e l’estradosso dei volti sono

  1. Borgia, op. cit. parte II. pag. 208 in nota, ove si dice che questa chiesa trovasi ricordata in un documento della biblioteca Beneventana del 1180, tom. 441 N. 4.
  2. id. parte I, pag. 193. La loro festa un tempo celebravasi in Benevento con riguardo il dì 9 marzo, come risulta dal più antico martirologio che si conserva nella biblioteca Beneventana (ultimo autore citato, parte I, pag. 198).
  3. Era detta di S. Lorenzo la chiesa antica della Madonna delle Grazie. Vedi Borgia op. ult. cit parte II. pag. 208 e 209 in nota.
  4. Copia manoscritta dell’originale in pergamena la quale si conserva nella Biblioteca Arcivescovile di Benevento.
  5. Vedi nella tav. XL di quest’opera.
  6. Borgia op. cit. parte I. pag. 193.