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| 326 | i santi quaranta |
Stimo che non ci voglia gran fatica per dimostrare che questi avanzi non sieno appartenuti a terme; la enorme lunghezza, di metri 546.00, la forma molto allungata, il giro di corridoi poco o nulla illuminati, l’altezza all’interno delle finestre del corridoio longitudinale, il rivestimento alquanto rustico di opera pseudo-reticolata, il quale altro non ne ammetteva sopra di se, meno l’intonaco tutto al più, ma di rado, sono elementi bastevoli a fare escludere a prima giunta l’affermazione di Garrucci. Nè la presenza dei due canali mu e tu (Tav. XLIV) verso il corridoio D può giustificare la sua affermazione, avendo potuto avere essi altra destinazione.
L’erudito Professore Saverio Sorda[1], il quale fu membro della Commissione Conservatrice dei Monumenti per questa provincia, opinò che questo edifizio sia stato un crittoportico. La sua ipotesi è più seria certamente di quella di Garrucci, ma neppure sembrami accettabile, come andrò dimostrando. Bisogna pria ricordare che cosa era il crittoportico, cryptoporticus, voce formata della greca cripto, nascondo, e dalla latina porticus, portico. Era chiamato pure cryptae porticus[2]. La etimologia del nome spiega di per sè in che consisteva, in genere, siffatto edifizio: era un portico chiuso intorno intorno, o una specie di gallerie o lunghi corridoi a volta, o addirittura sotterranei, o per metà sotterra, o infine interamente fuori terra[3]. Era un luogo di passeggio, e siffattamente costruito da potervi restare a lungo sia nei grandi calori estivi come nei rigidi freddi invernali. Canina parla di quello di Balbi in Roma[4], dell’altro esistente in Pompei[5]; parla pure, e lo descrive e ne dà la icnografia, di quello della celebre villa di Plinio Secondo a Laurento[6], villa che lo stesso Plinio descrisse
- ↑ Nativo di Fragneto Monforte, ma dalla giovinezza stabilito in Benevento, ove morì or son pochi anni.
- ↑ Canina, op. cit. tom. 8. pag. 394.
- ↑ Consulta sul proposito: Canina, op. cit. tom. 8 pag. 394 e seg. e Winckelmann, opero complete, 1. ediz. Ital. Prato, frat. Giacchetti, MDCCCXXXI, tom. VI. pag. 149 e seg.
- ↑ Opera e luogo ultimo citato, Tav. CVIII, N. XLIII.
- ↑ id. id. Tav. XCI. N. II.
- ↑ id. id. pag. 787 e seg. Tav. CCXL.