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368 dei longobardi e del chiostro e chiesa di s. sofia

numento, imperocchè il più volte ricordato Giordano de Nicastro, scrivendone nel suo manoscritto Benevento Sacro1 proprio nell’anno 1683, asserisce che quello si vedea ai suoi giorni non era che un picciolo avanzo o reliquia del celeberrimo edificato da Arechi sei volte più ampio di quello non fosse ai suoi tempi.

Nel 1696 l’Arcivescovo Cardinale Orsini, che poi fu Papa Benedetto XIII, imprese a restaurare la Chiesa; ma non l’avea peranco terminata che patì nuovamente con l’altro tremuoto del 1702. Il prelodato Arcivescovo, sotto la sorveglianza dell’Arcidiacono Giordano de Nicastro2, ridusse la Chiesa alle proporzioni di oggi. Tutto rilevasi dall’istromento di consegna della Chiesa e del Monastero, fatta in data del dì 8 Febbraio 1708 dall’Arcivescovo Orsini alla Congregazione dei Canonici Regolari3. Il medesimo Orsini riedificò pure dalle fondazioni il campanile, che era stato costruito in origine dall’Abate Gregorio, secondo di tal nome, nell’undecimo secolo4.


3. della chiesa e del chiostro di s. sofia
come vedonsi al presente


La Chiesa

La Chiesa attuale di S. Sofia come abbiamo veduto, non ha le dimensioni dell’antica, edificata da Arechi; ma stimo, però, ne abbia conservata la forma circolare, desumendosi dalle parole citate della Cronaca Cassinese che Arechi collocò le ceneri di molti santi sotto varii altari in circuitu maioris altaris. Questa espressione in circuitu contrasta affatto con l’affermazione, non basata su alcun documento, di qualche scrittore, come il Borgia5, ripetuta poi da Salazaro6 che il nostro tempio fosse stato costruito

  1. Benevento Sacro, Manos. Bibliot. Arcives. di Benevento.
  2. Vedi Mem. Istor. (inedite) della città di Benevento, lib. II pag. 297.
  3. Il citato istromento, a stampe, trovasi nel volume Miscellanea, che si conserva nella Biblioteca Arcives. di Benevento.
  4. Giordano de Nicastro, Manos. sudetto, pag. 346.
  5. Op. cit. tom. I pag. 239.
  6. Demetrio Salazaro, Studii sui monumenti dell’Italia meridionale dal IV al XIII secolo, Napoli MDCCCLXXI pag. 69.