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372 dei longobardi e del chiostro e chiesa di s. sofia

con quello di S. Tommaso di Bergamo1 dell’epoca longobarda. Le sei colonne centrali dell’esagono, quattro di granito bigio e due di bardiglio, si appartengono all’antica Chiesa2. Come pure sono antiche le due colonne di granito bigio che reggono il grande arco sulla facciata esterna. Tanto i capitelli di queste due ultime colonne che quelli delle prime sono bizantini della prima maniera3, cioè di ordine corintio o composito, di stile alquanto rozzo, simili ai capitelli delle gallerie di S. Lorenzo a Roma. Dal quale fatto e da altri che svolgerò nel discorrere del Chiostro, io argomento che per la primitiva costruzione del tempio Arechi siasi servito dei materiali di antiche fabbriche, come si praticava già in quel tempo, secondo il parere dello stesso Cordero da S. Quintino4.

La porta attuale di entrata al tempio (fig. 4 e 5) con l’ovolo ornato di palmette, che tutta l’incornicia nel giro esterno, e con la lunetta semicircolare, è di spiccato stile lombardo. Essa però non è completa, e manca del protiron, il quale, come di consueto, dovea esser decorato lateralmente dalle due colonne sorrette da leoni. Nel bassorilievo della lunetta sono scolpite le seguenti figure: nel centro il Redentore seduto in trono, alla destra di Lui Maria, alla sinistra S. Mercurio in atto di presentargli il fedele Arechi, incoronato e genuflesso. Il fondo del bassorilievo è formato di musaico dorato. Sebbene il Gregorovius5 asserisca che questa porta sia di epoca posteriore6, a me sembra che la lunetta si sia appartenuta al primitivo tempio longobardo, essendo il suo stile proprio di quel tempo. Stefano Borgia7 opina allo stesso modo «non solo per la maniera del disegno, e per non esservi nella rappresentanza cosa che repugni ai riti di

  1. D’Agincourt, op. cit. vol. 2. pag. 131, tav. XXIV, fig. 16; e Hubsch, op. cit. tav. LIV fig. 6.
  2. Vedi Istromento sopra citato di consegna ai tempi dell’Arciv. Orsini.
  3. Secondo la definizione del Cattaneo, L’Architettura in Italia dal secolo VI al mille circa, Venezia, Ongania MDCCCLXXXIX, pag. 40 e 41, fig. 10.
  4. Vedi luogo ultimo citato, giunta V alla traduzione del Vitruvio.
  5. Nelle Puglie, op. cit. pag. 88.
  6. Egli battezza pure il S. Mercurio per S. Maurizio.
  7. Op. cit. tomo I. pag. 263.