Pagina:Meomartini - I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento.djvu/59

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arco traiano 37

perchè, ei dice, le colonne, messe lassù, acquistano un aspetto di magrezza. S’intende che lo stesso andrebbe detto del nostro Arco. Ma io non divido l’opinione di Selvatico, sembrandomi quello un partito inevitabile; imperocchè, diversamente, la massa avrebbe dovuto assumere più ampie proporzioni, elevando troppo il monumento, e le basi delle colonne, come i più bassi quadri di sculture sarebbero stati esposti a maggiori ingiurie. Se il piedistallo non è ammesso dai puristi dell’architettura, io stimo che sia miglior partito uno stilobate simigliante che quello dei magri piedistalli degli Archi di Costantino e di Settiminio Severo.

Una delle cose più eleganti e pregevoli dell’Arco di Benevento è la cornice dello zoccolo dello stilobate (Tav. V). L’ampia gola diritta rovesciata sotto la scozia è di un grandioso effetto; come è bella la combinazione delle modanature al di sopra della scozia. Elegante del pari è la cimasa dello stesso stilobate. Serlio1 istesso, così rigoroso, non può trattenersi dall’osservare che «questi due membri sono veramente di buona maniera e belli membri di scorniciamenti»

Ordine — Al di sopra del descritto stilobate si eleva l’ordine, il quale è corintio secondo Selvatico, composito secondo Serlio 2 ed altri (Tav. I, III, V e VI).

Comincio col rilevare che Selvatico non vide il nostro monumento, e che altra cognizione non ne ebbe se non quella che apprese dall’opera citata dei continuatori del Salmon, che scrissero la stessa cosa.

Ma, a parte ciò, l’ordinanza del nostro Arco è corintia o è composita? Fa mestieri soffermarci un poco su questa difficile quistione.

Innanzi tutto, il composito fu veramente un ordine a se presso i Romani?

Roma prese il meglio delle arti dalla Grecia, e di là trasse i migliori artisti che lavorarono in Roma e nelle province soggette; e i Greci non conobbero che i tre ordini, dorico, ionico

  1. Op. cit.
  2. Op. cit.