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118 ii - siroe

ATTO SECONDO

SCENA I

Parco reale

Laodice, poi Siroe.

Laodice. Che funesto piacere
è mai quel di vendetta!
Figurata, diletta;
ma lascia, conseguita, il pentimento.
Lo so ben io, che sento
del periglio di Siroe in mezzo al core
il rimorso e l’orrore.
Siroe.  Alfin, Laodice,
sei vendicata: a me soffrir conviene
la pena del tuo fallo.
Laodice.  Amato prence,
così confusa io sono,
che non ho cor di favellarti.
Siroe.  Avesti
però cor d’accusarmi.
Laodice.  Un cieco sdegno
figlio del tuo disprezzo,
persuase l’accusa. Ah! tu perdona,
perdona, o Siroe, un violento amore:
mi punisce abbastanza il mio dolore.
Non soffrirai della menzogna il danno:
io scoprirò l’inganno.
Saprá Cosroe ch’io fui...