Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/127

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atto secondo 121


Emira.  Ardisci.
di chiamarmi tuo bene? Unir pretendi,
il fido amante ed il crudel nemico;
e ti mostri a un istante
debol nemico ed infedele amante.
Siroe. A torto l’amor mio...
Emira.  Taci: l’amore
è nell’odio sepolto.
Parlami di furore,
parlami di vendetta, ed io t’ascolto.
Siroe. Dunque cosí degg’io...
Emira. Sì, scòrdati d’Emira.
Siroe.  Emira, addio
Mi vuoi reo, mi vuoi morto:
t’appagherò. Del tradimento al padre
vado a scoprirmi autor: la tua fierezza
così sará contenta, (in atto di partire)
Emira. Sentimi. Non partir.
Siroe.  Che vuoi ch’io senta?
Lasciami alla mia sorte.
Emira.  Odi: non giova
né a me né a Cosroe il farti reo.
Siroe.  Ma basta
per morire innocente. Ascolta. Alfine
son piú figlio che amante: a me non lice
e vivere e tacer. Tutto palese
al genitor farò, quando non possa
toglierlo in altra guisa al tuo furore.
Emira. Va’ pur, va’, traditore!
Accusami, o t’accusa: a tuo dispetto
il contrario io farò. Vedrem di noi
chi troverá piú fede. (vuol partire)
Siroe. Il mio sangue si chiede:
barbara, il verserò. L’animo acerbo
pasci nel mio morir. (tira la spada)