Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/23

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atto primo 17


tanta pietá mi fanno,
che scordo quasi il mio nel vostro affanno.
Selene. (Se mi vedessi il core,
forse la tua pietá saria maggiore.)

SCENA X


Iarba, Araspe e detti.


Iarba. Tutta ho scorsa la reggia
cercando Enea, né ancor m’incontro in lui.
Araspe. Forse quindi parti.
Iarba. (vedendo Enea) Fosse costui?
Africano alle vesti ei non mi sembra.
Stranier, dimmi chi sei? (ad Enea)
Araspe. (Quanto piace quel volto agli occhi miei!) (vedendo
Selene)

Enea. Troppo, bella Selene... (dopo aver guardato Iarba)
Iarba. (ad Enea)  Olá, non odi?
Enea. ... troppo ad altri pietosa... (come sopra)
Selene. Che superbo parlar! (guardando Iarba)
Araspe.  (Quanto è vezzosa!) (guardando Selene)
Iarba. O palesa il tuo nome o ch’io... (ad Enea)
Enea.  Qual dritto
hai tu di domandarne? A te che giova?
Iarba. Ragione è il piacer mio.
Enea.  Fra noi non s’usa
di rispondere a stolti. (vuol partire)
Iarba.  A questo acciaro... (volendo
cavar la spada, Selene lo ferma)
Selene. Sugli occhi di Selene,
nella reggia di Dido, un tanto ardire?
Iarba. Di Iarba al messaggiero
sì poco di rispetto?