Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/24

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18 i - didone abbandonata


Selene.  Il folle orgoglio
la regina saprá.
Iarba.  Sappialo. Intanto
mi vegga ad onta sua troncar quel capo,
e, a quel d’Enea congiunto,
dell’offeso mio re portarlo a’ piedi.
Enea. Difficile sará piú che non credi.
Iarba. Tu potrai contrastarlo? o quell’Enea,
che per glorie racconta
tante perdite sue?
Enea.  Cedono assai,
in confronto di glorie,
alle perdite sue le tue vittorie.
Iarba. Ma tu chi sei, che tanto
meco per lui contrasti?
Enea. Son un che non ti teme, e ciò ti basti.
               Quando saprai chi sono
          sì fiero non sarai,
          né parlerai così.
          Brama lasciar le sponde
               quel passeggiero ardente:
          fra l'onde poi si pente,
          se ad onta del nocchiero
          dal lido si partì. (parte)

SCENA XI

Selene, Iarba ed Araspe.

Iarba. Non partirá se pria... (volendo seguirlo)
Selene. (arrestandolo)  Da lui che brami?
Iarba. Il suo nome.
Selene.  Il suo nome
senza tanto furor da me saprai.