Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/389

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varianti 383


Cleofide. (ad Alessandro)   Egli sostiene
le veci del suo re, perciò si scorda
d’essere Asbite. (a Poro) Eh! rammentar dovresti
che suddito nascesti, e che non basta
un comando reai, perché in obblio
tu ponga il grado tuo. (Taci, ben mio.), ecc.

SCENA VIII

.    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    

Alessandro. .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    
custodito rimanga e prigioniero.
Poro. Io prigionier!
Cleofide.  Deh! lascia
Asbite in libertá. Sua colpa alfine
è l’esser fido a Poro. Un tal delitto
non merita il tuo sdegno.
Alessandro. Di sí bella pietá si rese indegno.
          D’un barbaro scortese
     non rammentar l’offese
     è un pregio che innamora
     piú che la tua beltá.
          Da lei, crudel, da lei, (a Poro)
     che ingiustamente offendi,
     quella pietade apprendi,
     che l’alma tua non ha. (parte)

SCENA X

.    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    

Timagene.

.    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    

che doveva al passaggio esser primiera.
Poro. Chi può di te fidarsi?
Timagene.  Io mille prove
ti darò d’amistá. Va’: la mia cura
prigionier non t’arresta.
Libero sei: la prima prova è questa.