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34 i - didone abbandonata

SCENA VII

Atrio.

Enea, poi Araspe.

Enea. Fra il dovere e l’affetto
ancor dubbioso in petto ondeggia il core.
Pur troppo il mio valore
all’impero serví d’un bel sembiante.
Ah! una volta l’eroe vinca l’amante.
Araspe. Di te finora in traccia
scorsi la reggia.
Enea.  Amico,
vieni fra queste braccia.
Araspe. Allontanati, Enea; son tuo nemico.
Snuda, snuda quel ferro: (snuda la spada)
guerra con te, non amicizia io voglio.
Enea. Tu di Iarba all’orgoglio
prima m’involi, e poi
guerra mi chiedi, ed amistá non vuoi?
Araspe. T’inganni. Allor difesi
la gloria del mio re, non la tua vita.
Con piú nobil ferita
rendergli a me s’aspetta
quella, che tolsi a lui, giusta vendetta.
Enea. Enea stringer l’acciaro
contro il suo difensore!
Araspe.  Olá! che tardi?
Enea. La mia vita è tuo dono:
prendila pur, se vuoi; contento io sono.
Ma ch’io debba a tuo danno armar la mano,
generoso guerrier, lo speri invano.
Araspe. Se non impugni il brando,
a ragion ti dirò codardo e vile.
Enea. Questa ad un cor virile