Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/79

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intermezzi 73


Questo il cerino sia, questo il libretto:
faccia conto ch’io stia dentro un palchetto.
          Dorina. «Ceppi, barbari ceppi, ombre funeste,
     empie mura insensate,
     come non vi spezzate,
     mentre da queste ciglia
     sgorga di pianto un mar?»...
Nibbio.  Povera figlia!
     Dorina. ...«Non vien da strano lido
     barbaro usurpatore a tórmi il regno:
     è Tolomeo l’infido,
     il germano è l’ingrato
     che mi scaccia dal soglio»...
Nibbio.  Oh che peccato|
     Dorina. ...«Delle catene al peso, al mio tormento
     piú non resisto, e giá languir mi sento»...
Nibbio. Fa da vero, sicuro.
     Dorina. ...«Ah, Tolomeo spergiuro,
     godi del mío ma rioro:
     prendi il trono che brami; io manco, io moro».
Nibbio. Acqua, poter del mondo?
Comparisse qualcuno!
Dorina. Oh, questa è bella! Io non ho mal nessuno.
Nibbio. La fa sì naturale,
che ingannato mi son: veniamo all’aria.
Dorina. Finisce qui.
Nibbio.  Senz’altro?
Dorina.  Sì signore.
Nibbio. Ma questo è un grand’errore:
il poeta mi scusi. E dove mai
si può trovare occasion piú bella
da mettere un’arietta
con qualche «farfalletta» o «navicella»?
Dorina. Dopo una scena tragica
vogliono certe stitiche persone
che stia male una tal comparazione.