Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. III, 1914 – BEIC 1885240.pdf/15

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

atto primo 9

del giovanile ardire
ti potresti pentir.
Licida.                                Se fosse a tempo
Megacle giunto, a tal contese esperto,
pugnato avria per me: ma, s’ei non viene,
che far degg’ io? Non si contrasta, Aminta,
oggi in Olimpia del selvaggio ulivo
la solita corona. Al vincitore
sarà premio Aristea, figlia reale
dell’invitto Clistene, onor primiero
delle greche sembianze, unica e beiia
fiamma di questo cor, benché novella.
Aminta. Ed Argene?
Licida.                                Ed Argene
più riveder non spero. Amor non vive,
quando muor la speranza.
Aminta.                               E pur giurasti
tante volte...
Licida.                                T’intendo. In queste fole,
finché l’ora trascorra,
trattener mi vorresti. Addio.
Aminta.                                Ma senti.
Licida. No, no.
Aminta.                                Vedi che giunge...
Licida. Chi?
Aminta.       Megacle.
Licida.                 Dov’è?
Aminta.                      Fra quelle piante
parmi... No... non è desso.
Licida.                                Ah! mi deridi,
e lo merito, Aminta. Io fui si cieco
che in Megacle sperai. (volendo partire)