Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/124

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XVII - ZENOBIA

i iS

T IRIDATE. ZENOBIA.

Tiridate.

Zenobia.

Tiridate.

Zenobia.

Tiridate.

Zenobia.

Tiridate.

Zenobia.

Avrei

saputo rimaner di vita privo.

Io feci più: t’ho abbandonato, e vivo.

Non giovava la morte

che a far breve il mio duol : te ucciso avrei, disubbidito il padre.

I nuovi lacci

però non ti son gravi : assai t’affanni per salvar Radamisto. Egli ha saputo lusingare il tuo cor. Fu falso, il vedo, che svenarti ei tentò.

Fu ver ; ma questo non basta a render gravi i miei legami.

Non basta?

No.

Tentò svenarti, e l’ami?

E l’ami a questo segno,

che m’offri per salvarlo in prezzo un regno?

Si, Tiridate; e, s’io facessi meno,

tradirei la mia gloria,

l’onor degli avi miei,

l’obbligo di consorte, i santi numi

che fùr presenti all’imeneo, te stesso,

te, prence, io tradirei. Dove sarebbe

quell’anima innocente,

quel puro cor che in me ti piacque? Indegna, dimmi, allor non sarei d’averti amato?

Quanta, ahi quanta virtù m’invola il fato!

Deh ! s’è pur ver che nasca da somiglianza amor, perché combatti col tuo dolor questa virtù? L’imita, la supera, signor: tu il puoi; conosco dell’alma tua tutto il valor. Lasciamo le vie de’ vili amanti. Emula accenda fiamma di gloria i nostri petti. Lln vero contento avrem nel rammentar di quanto