Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/183

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ATTO TERZO

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SCENA ULTIMA Regolo, e seco tutti.

Regolo.

Licinio.

Regolo.

Licinio.

Regolo.

Licinio.

Regolo.

« Regolo resti»! Ed io l’ascolto! ed io

creder deggio a me stesso! Una perfidia

si vuol ! si vuole in Roma !

si vuol da me ! Quai popoli or produce

questo terren ! Si vergognosi voti

chi formò? chi nudrilli?

dove sono i nepoti

de’ Bruti, de’ Fabrizi e de’ Camilli ?

«Regolo resti»! Ah! per qual colpa e quando meritai l’odio vostro?

È il nostro amore, signor, quel che pretende franger le tue catene.

E senza queste

Regolo che sarà? Queste mi fanno de’ posteri l’esempio, il rossor de’ nemici,

lo splendor della patria; e più non sono,

se di queste mi privo,

che uno schiavo spergiuro e fuggitivo.

A perfidi giurasti,

giurasti in ceppi; e gli àuguri...

Eh ! lasciamo

all’Arabo ed al Moro

questi d’infedeltà pretesti indegni.

Roma a’ mortali a serbar fede insegni.

Ma che sarà di Roma, se perde il padre suo?

Roma rammenti

che il suo padre è mortai, che alfin vacilla

Metastasio, Opere - iv.

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