Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/193

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ATTO PRIMO

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Ismene.

Berenice.

Ismene.

Berenice.

Ismene.

È ver, fu sempre

questo misero affetto

d’un eroe cosi grande il sol difetto.

Ma è vero ancor che l’amor suo, la speme era Demetrio; e che or lo scacci a caso, credibile non è. Chi sa? Prudente di rado è amor: qualche furtivo sguardo, qualche incauto sospir, qualche improvviso mal celato rossor forse ha traditi del vostro cor gli arcani.

Un si gran torto non farmi, Ismene. Io, destinata al padre, sarei del figlio amante?

Ha ben quel figlio onde sedur l’altrui virtù. Finora in si giovane età mai non si vide merito egual : da più gentil sembiante anima più sublime

finor non traspari. Qualunque il vuoi, ammirabile ognor, principe, amico, cittadino, guerrier...

Taci: opportune

le sue lodi or non son. De’ pregi io voglio sol del mio sposo ora occuparmi. A lui mi destinàr gli dèi ; e miei sudditi son gli affetti miei.

Di vantarsi ha ben ragione, del suo cor, de’ propri affetti chi dispone — a suo piacer.

Ma in amor gli altèri detti non son degni assai di fede : libertà co’ lacci al piede vanta spesso il prigionier. (parte)