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XIX - ANTIGONO

Demetrio.

T’accheta, Ismene. In queste spoglie un de’ custodi io son creduto.

Ismene.

E vuoi...

Demetrio.

Cambiar veste col padre;

far ch’ei si salvi, e rimaner per lui.

Ismene.

Férmati. Oh generosa, ma inutile pietà!

Demetrio.

Perché? Di questo orrido loco al limitare accanto ha il suo nascosto ingresso la sotterranea via, che al mar conduce: esca Antigono quindi, e in un momento nel suo campo sarà.

Ismene.

Racchiuso, oh Dio! Antigono è colà; né quelle porte senza la regia impronta v’è speranza d’aprir.

Demetrio.

Che! giunto invano

fin qui sarei?

Ismene.

Né il più crudele è questo de’ miei terrori. Antigono ricusa furibondo ogni patto; odia la vita, ed ha seco un velen.

Demetrio.

Come! A momenti

dunque potrebbe... Ah! s’impedisca. Or tempo è d’assistermi, o numi.

(in atto di snudar la spada e partire)

Ismene.

Aimè! che speri?

Demetrio.

Costringere i custodi

quelle porte ad aprir, (come sopra)

Ismene.

T’arresta. Affretti

cosi del padre il fato.

Demetrio.

È ver. Ma intanto, se il padre mai... Misero padre! Addio! soccorrerlo convien. (risoluto)

Ismene.

Ma qual consiglio...