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XX - IPEKMES TRA

Elpinice.

Plistene.

Elpinice.

Plistene.

Elpinice.

perdona, io mi consolo: esse una prova son del vero amor tuo. Questa sventura mi priva della man qualche momento ; ma del cor m’assicura, e son contento.

Si dolorose prove

dar non vorrei dell’amor mio. Di queste tu ancor ti stancherai.

No, non si trova pena che all’alma mia per si degna cagion dolce non sia.

So che fido sei tu, ma so che troppo sventurata son io.

Deh ! non conviene disperar cosi presto. Esser potrebbe questo, che ci minaccia, un nembo passeggier. Chi sa? Talora un male inteso accento stravaganze produce. Almen si sappia la cagion che ci affligge, ed avrem poi assai tempo a dolerci.

È ver. L’amico

a raggiunger tu corri: io d’Ipermestra volo i sensi a spiar. Secondi Amore le cure nostre. Il tuo parlar m’inspira e fermezza e coraggio. Io non so quale arbitrio hai tu sopra gli affetti. Oppressa ero già dal timor; funesto e nero pareami il ciel : tu vuoi che speri, e spero.

Solo effetto era d’amore quel timor che avea nel petto ; e d'amore è solo effetto or la speme del mio cor.

Han tal forza i detti tuoi, che, se vuoi, — prende sembianza di timor la mia speranza, di speranza il mio timor, (parte)