Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/319

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ATTO TERZO

SCENA I

Parte interna di grande e deliziosa grotta, formata capricciosamente nel vivo sasso dalla natura, distinta e rivestita in gran parte dal vivace verde delle varie piante, o dall’alto pendenti o serpeggianti all’intorno, e rallegrata da una vena di limpid’acqua, che, scendendo obliquamente fra’ sassi, or si nasconde, or si mostra, e finalmente si perde. Gli spaziosi trafori, che rendono il sito luminoso, scuoprono l’aspetto di diverse amene ed ineguali colline in lontano, e, in distanza minore, di qualche tenda militare, onde si comprenda essere il luogo nelle vicinanze del campo greco.

Aminta solo.

Aimè! declina il sol: giá il tempo è scorso

che a’ miei dubbi penosi
Agenore concesse. Ad ogni fronda,
che fan l’aure tremar, parmi ch’ei torni,
e a decider mi stringa. Io, da che nacqui,
mai non mi vidi in tanta angustia. siede) Elisa
il suo vuol ch’io rammenti
tenero, lungo e generoso amore:
con mille idee d’onore
Agenore m’opprime. Io, nel periglio
di parer vile o di mostrarmi infido
tremo, ondeggio, m’affanno e non decido.
E questo è il regno? e cosí ben si vive
fra la porpora e l’òr? Misere spoglie!
siete premio o castigo? In questo giorno
non ho piú ben, da che mi siete intorno.