Pagina:Michiel - Notizia d'opere di disegno, 1800.djvu/222

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ziano. Era già l’Aretino gran lodatore, quando voleva dir bene: tuttavia a questo passo accredita le sue lodi passando tosto a fare sullo stesso lavoro qualche censura.

(104) Non altri costui sembra, che Pietro Maria da Pescia, replicatamente lodato dal Lomazzo come singolare maestro d’intaglio; di cui scrive il Vasari nella Vita di Valerio Vicentino ch’egli a tempo di Papa Leone X. nell’intagliare gemme fu grandissimo imitatore delle cose antiche (Vite T. VII. p. 115.). Di lui, e della tazza qui indicata tornasi a fare menzione più innanzi, ove delle cose da Francesco Zio possedute.

(105) D’un Cristoforo Romano sì questa, come altre opere di scoltura l’anonimo nostro ci fa conoscere. Resta poi a vedere s’egli è quel medesimo che dal Lomazzo ne’ Sonetti grotteschi (p. 198.) presso il Temanza (Vite ec. T. I. p. 121.) è celebrato come pittore, ma fra altri parimente scultori, ove dice:

Alzar Tullio Lombardo e Agostìn Busto
     Con Giovanni e Cristoforo Romano
     La pittura a tal colmo entro Milano
     Che poi diede di se mirabil gusto.

(106) Non si erra riputando questo miniatore quel medesimo Benedetto Bordone Padovano, di cui lavori simili ne’ libri Liturgici del Monastero di Santa Giustina di sua patria sono già indicati dallo Scardeone (De antiquitate urbis Patavii, & claris civibus Patavinis, p. 254.) e dal Cavacio (Hist. Cœnob. D. Justin. Lib. VI. p. 267. ed. 1696.); alcuno de’ quali ancora porta il suo nome (Brandolese, Pitture, sculture, architetture, ed altre cose notabili di Padova, p. 97.). Con la sola appellazione di Benedetto Miniatore comparisce nella Supplica da se fatta alla Signoria di Venezia per istampare con privilegio nel 1494. al-

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