Pagina:Michiel - Notizia d'opere di disegno, 1800.djvu/228

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(116) Anche questo ritratto è opera di Giovanni Bellino prima d’ora non ricordata. Celebratissimo fu Iacopo Antonio Marcello nel secolo quindicesimo per imprese militari felicemente condotte. Egli s’impiegò con valore nella difesa di Brescia e di Verona contro l’esercito del Duca di Milano, acquistò Ravenna Lodi e Piacenza, poi spinse le truppe Veneziane presso a Milano; di maniera che mosso dalla fama di sua bravura Renato d’Angiò Re di Napoli lo fece Capitano generale della squadra che in quel regno teneva; nè mancò egli di vita, sennon pace honestissima eius opera universæ Italiæ data, siccome nell’iscrizione sua sepolcrale a San Cristoforo di Murano si legge. Fu uomo ancor di lettere, e secondo il Sansovino, Orazioni varie ha lasciate (Venetia citta nobilissima et singolare, p. 246.) Sue poesie amorose dice Giovanni Cesinge Unghero Vescovo di Cinquechiese, nominato comunemente Giano Pannonio, di avere trasportate dal volgare in Latino:

Nos in amore rudes, Marcelli lusimus ignes,
     Quos modo vulgari luserat ille lyra.


Così Giano medesimo (Epigr. n. 339. T. I. p. 61. ed. Traiect. 1784.) persona molto familiare del Marcello, e che di lui fece un grande Panegirico in versi Latini, replicatamente stampato. Grande fu l’estimazione in cui gli uomini di lettere tenevano questo gentiluomo; la quale chiaramente s’è mostrata in una raccolta di prose e poesie Latine di varii sopra la morte di Valerio figliuolo di lui mancato in età di anni otto; veduta già da Apostolo Zeno in un codice di grande pregio presso il Procuratore Federigo Marcello (Dissert. Voss. T. I. p. 298. 341. T. II. p. 25.), e da me pure esaminato nell’anno 1767. in un grande negozio


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