Pagina:Milani - Risposta a Cattaneo, 1841.djvu/49

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"carri e le carrozze, che di passo in passo inoltrandosi, imporrebbero ben tosto di spianare le curve de' suoi ponti; e sotterrare le sue vie d’acqua!!!"

Così siamo fatti noi nomini!

Così corrono mattamente le immaginazioni nostre quando un cieco amor proprio le sprona, quando la rabbia delle passioni le sfrena!

135.° Quando il dottore Cattaneo non sa punto di quello di cui scrive; quando non intende quello che vuol criticare, ma che pur vuol criticare ad ogni costo, inventa fatti da sè, straccia lo scritto che ha per le mani, e lo aggiusta poscia a suo modo; vi ommette e v’introduce quanto gli occorre, e dopo vi scrive sopra un periodo tanto vuoto d’idee, tanto pieno di parole, tanto rimescolato e confuso da assordare il più diligente lettore.

Così si crede sicuro contro ad ogni modo di risposta, dicendosi: intenda chi può, se io stesso me stesso non intendo.

Di questa sua pratica ne avemmo, tra gli altri, un bel saggio in quel suo paragrafo sulle macchine locomotive a vapore, che si legge alla pagina 28 della Rivista, e che io ho trascritto per disteso al paragrafo 43; ed ora ne abbiamo un altro anche migliore in proposito di quella parte del progetto mio, che tratta della sicurezza di Venezia contro ogni modo di conquista (capo VIII e seguenti).

136.° È smanioso di appormi il ridicolo di aver affidato la difesa di Venezia al ponte girevole, proprio come se si dicesse, che la sicurezza di Mantova dipende unicamente dalla sorveglianza e dalla difesa dei due ponti levatoi agli estremi del ponte di S. Giorgio, e dall’argine di porta Mulino. Gli pare che sarebbe un bel fatto se gli potesse venir creduto, che una simile sciocchezza fu detta da uno degli allievi della scuola militare di Modena, da un officiale del Genio militare dell’antica armata del fu regno d’Italia.

137.° Non è a dire come si contorca, come la studi, come la imbrogli per riuscirvi: confonde la notte col giorno — il timore della sorpresa colle cautele disciplinari pel cambiamento delle sentinelle notturne nelle opere esterne — confonde Venezia, che è in mezzo all’estuario, in mezzo a una maremma, ma senza muri all’intorno, con una piazza forte qualunque cinta di mura e di bastioni — la conquista dell’estuario solcato da canali, rotto da paludi, coll’assalto di una breccia di pochi metri di larghezza; — ed ove io scrivo: "bisogna prima sorprendere l’estuario, una superficie di 172 miglia quadrate" (paragrafo 121 pagina 31), egli mi fa scrivere non sorprendere, ma occupare una superficie di 172 miglia quadrate, come se in fatto di attacco sorprendere ed occupare fosse la stessa cosa.

E dopo di avere in tal modo ingannalo e smarrito il lettore, conclude (pagina 36):

"Ma se... il signor Milani suppone ancora che una sorpresa militare sopravenga non vista da un capo all’altro di un ponte rettilineo,... allora sarà meglio avere un largo canale senza ponte, che un ponte girevole, il quale in caso di sorpresa si coglierebbe aperto".

138.° Ma l’intiero paragrafo è troppo bello perchè io non voglia addossarmi il rimorso di averlo guasto, recandone soltanto un frammento: ed anzi, prima di trascriverlo per disteso, dirò qualche cosa di quello che io ho veramente detto circa alla sicurezza di Venezia, affinchè la di lui chiarezza e sincerità meglio rifulgano.

Ho detto nel progetto al capo VII: (paragrafo 119) "Venezia non fu mai conquistata e non lo sarà. La natura l’ha tanto favorita dal lato della difesa, che ne fame, nè sorpresa, nè forza possono insignorirsene per poco che l’uomo vi operi e vi vegli".

(Paragrafo 120) "Chiunque ha veduto l’estuario, o soltanto ne conosce la di lui rap-