Pagina:Milani - Risposta a Cattaneo, 1841.djvu/54

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tuarsi in una posizione indipendente dagli uomini dei quali impiega i capitali. Quest’ultima precauzione è indispensabile alla sua tranquillità ed alla liberta di agire; e se egli la trascura, le più insignificanti circostanze possono divenire per lui cagione di gravissima contrarietà. Il rifiuto che si facesse di un impiegato inetto che venisse presentato da un protettore, il quale in conseguenza si troverebbe offeso; una scelta che indisponnesse quelli che ne rimanessero esclusi; le modificazioni che fossero imperiosamente comandate dalle circostanze, sia nei progetti, sia nell’impiego di alcuni capitali; il cambiamento di qualche agente fra quelli che difendono gli interessi del pubblico contro la compagnia, e mille altri casi impreveduti gli arrecherebbero gravi fastidii. Allora non solamente il suo spirito, spiacevolmente distratto, perderebbe una parte della sua potenza, ma ben anche la sua posizione potrebbe essere seriamente compromessa. Il si vorrà ristringere nei confini di una tutela rigorosa; i suoi sforzi saranno paralizzati da rifiuti o da pretese arbitrarie; le sue intenzioni saranno male interpretate; il suo ingegno sarà posto in dubbio; fino a che si troverà egli finalmente sforzato ad abbandonare il frutto» delle sue fatiche e di tutte le sue speranze nelle mani di un successore, e bene spesso di colui, i cui perfidi intrighi avranno occasionato la sua disgrazia....

"La maggior parte delle persone che si sono trovate in posizione analoga alla mia, hanno pensato che la direzione di una grande intrapresa offrirebbe difficoltà minori se si fossero riuniti parecchi capi con egual grado di autorità per invigilarne le operazioni. Ma è cosa ben rara che in simil caso la buona armonia non venga presto turbata; ed è più rado ancora che gli uomini, qualunque sia il loro merito, rinuncino all’amor proprio in favore dello scopo cui tendono in comune. Perciò, a meno che essi non siano già reciprocamente esperimentati con una lunga pratica, sarà, io credo, sempre più prudente il lasciare la direzione suprema nelle mani di uno solo. Si avrà allora più latitudine ed indipendenza nella scelta dei collaboratori ed impiegati, e quando l’ordine sia una volta stabilito, vi sarà minor pericolo che venga turbato"1.

Queste cose si scrivevano e si pubblicavano in Francia colle stampe, dall’ingegnere signor Seguin, verso la fine dell’anno 1839, cioè

otto anni dopo che io era partito dall’Italia per vedere e studiare le strade di ferro in Inghilterra, in Francia, nel Belgio, in Olanda, in Germania, in Russia;

due anni dopo che io aveva dichiarato alla Commissione fondatrice da Berlino (paragrafo 99.°) non istimar utile una strada di ferro tra Venezia e Milano che quando si costruisse tutta dà Venezia a Milano — una strada di ferro essere una macchina, tutto esservi collegato — le società anonime esser di loro natura mutabili, per di più esser soggette a mille influenze, a mille discordie; questo in Italia dover essere più che altrove. — Occorrer perciò che la parte tecnica, almeno, venga da una sola mente creata e diretta — per questo aver accettato la creazione di tutta la strada, per questo non poter accettare la parte; un anno dopo che io ebbi presentato il progetto;

ed un anno prima che la fatale proposta dell’avvocato signor Castelli conducesse a grave rovina la più magnifica e la più utile impresa di strada di ferro che potesse sorgere in Europa.

144.° Affidatami e garantitami l’intiera creazione della strada nella parte tecnica, cioè la scelta della linea, la compilazione del progetto e la suprema direzione della di lui ese-

  1. (1) Dell’influenza delle strade di ferro e dell’arte di disegnarle e costruirle. Opera del signor Segnin, prima versione italiana. Milano, presso l’editore Andrea Ubicini, 1840. Capo II, pagina 27-31.