Pagina:Mirtilla.djvu/11

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

P R O L O G O.

Ond’avvien, che mai sempre alte querele
S’odono contra te? ti chiama ogn’uno
Tiranno, micidiale, empio, e fallace;
Dicon, che sei di sdegno, e di furore,
Di crudeltà, di doglia, è di vergogna
Sola radice; e che da te sospetti
Nascono; ingiurie, tradimenti, guerre,
Frodi, ribellioni, inganni, e morti.
Sento ancor dir, per tua vergogna, e scorno,
Che per te furon miseri, e dolenti
Di Piramo, e di Tisbe i caldi amori;
E che restossi il notator d’Abido
Preda del mare, e l’infelice Amante
Di Sesto per seguirlo a morte corse.
Soggiungon ch’Alcione, e che Ceice
Miseri per te pure uscir di vita:
E che per te la Greca Donna afflitto
Lasciò ’l suo sposo, ond’arse Troia antica;
E che Filli dolente, havendo in vano
Demofonte aspettato, al fin, di speme
Priva, col laccio uscì di vita; e peggio
Dicono ancor, che per te sol s’accese
L’incestuoso, & isfrenato ardore
Di Mirra verso ’l Padre: e le fraterne
Fiamme infame di Bibli, e di Canace;
E che fu sol per te cruda Medea:
E che Scilla troncasse al proprio padre
Il biondo crin fatale, e che Pasife
Per te sol partorì l’orrendo Mostro,


Che