Pagina:Mirtilla.djvu/116

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Q U I N T O. 53

S’increspi, e si scolori; e che l’avorio,
Che chiudi in bocca, il suo candor disperga,
E le purpurre rose de’ tuoi labri
Pallidette viole (ohime) diventino:
Non aspettar, Ardelia, che l’horribile,
Et inferma vecchiezza à te ne venga;
Non voler, vita mia, di tua beltade
Spendere inutilmente i giorni e l’hore,
Che, se tu aspetti, che ’l rapace Tempo
Adopri contro à te le forze sue,
Ben ti potrai pentir del tuo fallire;
Ma già rimediarvi non potrai,
E pentita dirai,
Perche a l’animo saggio non ritorna
La forza, e al corpo la bellezza, e gli anni
Floridi, e freschi? perche a me non torna
Quell’età, ch’assai può, ma vede poco?
Ma le parole, e i tuoi desir sariano
Sparsi per l’aria; e non è cosa nuova,
Ch’il pentirsi da sezzo nulla giova,
E de gli accorgimenti vani, e tardi
Si ride Giove: e tanto si disdice
L’esser serva d’Amor nella vecchiezza,
Quanto nemica nella giovenezza.
Ard.I tuoi consigli
Possano tanto in me, ch’io mi dispongo
Di mutar voglia, pria ch’io muti volto,
Hora mi toglio al falso, e al ver mi dono:
Amare il corpo voglio, e non più l’ombra


H          Ura-