Pagina:Mirtilla.djvu/124

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Q U I N T O. 57

Come son le mie pecore, o bellone
Lasciate, ch’io vi tocchi, o che manine
Pastose come lana, io vi prometto,
Che s’io stessi trà voi,
Andareste a ventura
Di farmi innamorare,
E, se per vostra sorte mi piaceste,
Vi vorrei presentare
Caprettini sì belli, e sì lascivi,
Come voi siete, Agnelli così bianchi,
Come le vostre mani, uva sì dolce,
Come le vostre labra,
Vitelle così morbide, e sì grasse,
Come appunto voi sete ghiotterelle.
Mir.In fin bisogna sempre, che ’l tuo detto
Si risolva in mangiare.
Gor.E ben, che te ne pare,
Non mi governo saviamente?
Mir.                                                       Certo,
Che secondo il tuo gusto ti governi
Da savio.
Ard.                    Orsù Mirtilla non guardare
A costui più.
Gor.                         Perche non son’io bello?
Ura.Gorgo volgiti, ascolta quel, ch’io dico.
Gor.Di pure, ch’io t’ascolto.
Ura.Noi di comune accordo
Render gratie vogliamo
A l’alma Dea d’Amore,
Sì che stà cheto, a se con noi ti piace
D’honorar questa Dea. noi te ne havremo
Obligo grande, oltre, che farai


Il