Pagina:Mirtilla.djvu/37

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A T T O

Riconsigliati dunque, o caro amico,
E come saggio, rimedia al tuo male.
Io, se piacesse al Ciel di farmi libera,
Ben ti farei conoscere,
Che, sì come ne l’uno ti consiglio,
Ne l’altro lietta ti sodisfarei:
Ma non posso star teco
Più lungamente Igilio,
Poi che quest’occhi miei chiedono il loro
Soave cibo, e dolce nutrimento.
Mi parto dunque, per veder s’Amore
Vuol essere sì pietoso al mio desire,
Com’egli è stato al tuo, rimanti in pace
Vò per veder, s’io posso
Parlar, sì come ho molte volte fatto,
Co’l mio crudel Uranio;
Ma prego la mia sorte,
Che conceda gratia di trovarlo,
Diverso da l’antico suo costume.
Igi.Va pur Filli, cor mio, va dove vuoi:
Io prego Amore, e ’l Cielo,
Che si mostri propitio à tuoi desiri;
Misero Igilio, in che fortuna sei?
Bramerai tu, che Filli
Trovi de’ suoi martir pietoso Uranio?
Ahi, se mentre ch’ei l’odia, e ch’ei la fugge
Ella lo segue, & ama, che fia poi
Se gl’avverrà, ch’ei non la fugga, e l’ami?
Qual parte rimarrà del cor di Filli,


Ch'es-