Pagina:Mirtilla.djvu/48

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S E C O N D O. 20

La vidi, ch’ella disdegnosa il piede
Altrove non volgesse? da ch’io l’amo
Non scorsi mai tanta pietade in lei
Del mio martire, e poi ch’ella non parte,
Anzi mostra voler, che seco parli,
Accosterommi arditamente a lei;
Ben trovata sostegno di mia vita.
Ard.Più tosto sosterrei di sostenere
Tutti i martir del mondo,
Che d’esser tuo sostegno.
Mir.Deh Uranio ascolta me, che t’amo, quanto
Amano l’alghe, e l’onde i muti pesci.
Ura.Deh Ardelia ascolta me, che t’amo, quanto
Aman l’api ingegnose i vaghi fiori.
Ard.Pastor lasciami star, ch’io t’odio, quanto
Odiano il lupo le belanti agnelle.
Ura.Ninfa lasciami star, ch’io t’odio, quanto
Odian gli augelli le viscose panie.
Mir.Non hà tanti colori Primavera,
Quanti sono i martiri,
Che tormentan per te l’anima mia.
Ura.Non risplendon nel Ciel tante fiammelle
La notte, quanti sono
I mali, che per te patisco ogn’hora.
Ard.Tanti augelli non van per l’aria a volo,
Quante sono le noie,
Che per te sento, quando t’odo, e veggio.
Ura.Tanti strai non aventa il crudo Amore,
Quanti sono i tormenti,


Che