Pagina:Mirtilla.djvu/60

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T E R Z O. 26

E, se la tua bontade mi concede,
Ch’io possa homai raccor lo spirto mio,
Sù quelle rose, ov’egli sempre alberga,
Mi sia più grato assai, che non mi fora
Il Nettare celeste.
Fill.Questa è per certo gran dimanda; e quanto
E di preggio maggior, tanto potrai
Conoscer meglio il desiderio, ch’io
Hò di servirti.
Sat.                              Io sò, ch'è gran dimanda
E certo, che più degno
Dono non puote havere
Da la sua cara Ninfa
Un fedel amator, ch’un dolce bacio.
Egli è tanto suave,
Che d’un dolce morire,
L’anima vaga ad incontrar se’n viene
Co’ dolci baci, e doppia vita acquista,
Mentre baciata bacia.
Fill.Dunque beata me, poi che concesso
Mi sarà tanto ben; ma, tu cor mio,
Concedimi sol questo, ch’io ti leghi
Le braccia, perche tu da la dolcezza,
Che sentirai baciandomi,
Tanto non mi stringessi,
Che contra la tua voglia,
Io di te, tu di me restassi privo.
Sat.Tu m’hai legato il core,e puoi ben’anco
Legarmi queste braccia; io mi contento.
Fill.Volgile al tergo, o felice legame;


Poi