Pagina:Monete dei romani pontefici avanti il mille.djvu/29

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segno che vi si deve sottintendere un sostantivo, il quale potrebbe benissimo essere la parola signum per indicare che a nome di esso davasi la tessera, così al Sancti Petri deve sottintendersi elemosina, cioè elemosina fatta coi danari provenienti dal patrimonio della Chiesa romana, che appunto dicevasi di S. Pietro.

Viene a corroborare questa mia opinione una moneta d’argento da Pipino battuta in Francia alcuni anni dopo1, nella quale da una parte leggesi su due linee divise da sbarre orizzontali DOM PIPI cioè Domini Pipini, e dall’altra su tre linee ELEMOSINA; la qual disposizione delle lettere simile a quella dei pezzi di rame di Gregorio, ci proverebbe che chi l’incise vide questi. La parola Dominus indica che tal denaro venne battuto dopo l’innalzamento di Pipino al trono, per il che deve averlo fatto d’argento, potendo come sovrano dargli corso legale come fosse moneta, quando il papa, non potendo ciò fare perchè imperavano in Roma gli imperatori di Costantinopoli, volle che a questi suoi pezzi si desse un’impronta tale che colle monete correnti nulla avesse di comune, epperciò con esse non si potessero confondere.


ZACCARIA

741-752.


Quattro giorni dopo la morte di Gregorio III fu eletto papa Zaccaria di nazione greco, uomo di somma bontà e clemenza. Avendo trovato il ducato romano ridotto a mal partito per aver la popolazione voluto prender le parti di Trasmondo duca di Spoleto contro il re Luitprando, subito mandò a questo un’ambasciata con preghiera di conservare la pace col popolo romano. Il che ottenuto, i soldati romani si unirono coll’esercito regio contro quel duca, del cui stato impadronitosi il re, andò a Benevento, e nel ritorno essendogli il pontefice andato incontro sino a Terni, ottenne la restituzione di varie città già da’ Longobardi occupate ed appartenenti al patrimonio di S. Pietro nella Sabina, inoltre il patrimonio di Narni, Osimo, Ancona,

  1. Longpérier, Cent deniers de Pepin, de Carloman et de Charlemagne, découverts près d’Imphy en Névernais.
    Revue numismatique. Paris, 1858, pag. 208 e Tav. XI, N° 1.
    Questo dotto scrittore nota che il denaro battuto in Inghilterra con Sanctus Petrus servendo alle elemosine di quei re, il dire Elemosina Sancti Petri era il sinonimo di Denarius Sancti Petri.