Pagina:Monete dei romani pontefici avanti il mille.djvu/32

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Stefano per impedire che l’ultimo colpo fosse portato alla potenza dei Greci in Italia, mandò al Longobardo un’ambasciata con molti doni1, e finì per ottenere pel ducato romano una pace giurata di quarant’anni, che peri dopo quattro soli mesi il re ruppe, rientrando con un esercito in questa provincia, ed intimando ai Romani di pagargli un soldo d’oro per testa, e facendo conoscere che voleva gli fosse tutto il ducato soggetto.

In quel frattempo essendo venuto a Roma da Costantinopoli un ministro imperiale con lettere esortatorie ad Astolfo affinchè abbandonasse quanta aveva usurpato sull’impero, fu dal papa con suoi messi mandato a Ravenna, ma nulla ottenne, che il Longobardo disse d’aver mandato un messo suo a Costantinopoli, onde Stefano inviò anche lui sue lettere a Costantino e Leone cesari, pregandoli che mandassero un esercito a liberare l’Italia da quest’invasore.

Frattanto quel re minacciò di passar a fil di spada tutti i Romani quando non lo avessero ricevuto per loro signore, onde il povero pontefice visto che nulla aveva a sperare da Costantinopoli, tale essendo stato l’avviso ricevuto da quella città, e che i suoi doni non potevano ammollire il cuore d’Astolfo, seguendo l’esempio de’ suoi antecessori, si rivolse a Pipino re de’ Franchi, il quale mandati a Roma due messi, con questi e col ministro cesareo andò a Pavia, ma neppur ivi avendo potuto cosa alcuna ottenere, passò in Francia, dove incoronò re i due figliuoli di Pipino, Carlo e Carlomanno, contemporaneamente tutti tre proclamando Patrizi de’ Romani2.

Il re franco sulle preghiere del papa allora reiteratamente invitò Astolfo a restituire gli usurpati paesi, ma altro che minaccie non ottenendo, con un grosso esercito scese in Italia, e presso le Chiuse battuli i Longobardi, pose l’assedio a Pavia. Allora questo re, vistosi a mal partito, promise la restituzione di Ravenna e delle altre città che aveva sui Greci occupate, ed essendosi interposto il papa affine d’evitare maggiori mali a quel regno, ottenne con queste condizioni la pace; ma invece di attendere alla promessa fatta, nel susseguente anno 755 più furibondo di prima andò ad assediare la stessa Roma, dalla quale dopo tre mesi fu costretto ad allontanarsi per opporsi di nuovo all’esercito de’ Franchi che contro esso verso l’Italia s’avanzava. Contuttociò non potè impedire che Pipino mettesse

  1. Muratori, R. I. S. T. III. Anastasius, pag. 166.
  2. Muratori, Annali all’anno 754.
    Baronius, Annales ecclesiastici ad annum 755.