Pagina:Monete dei romani pontefici avanti il mille.djvu/31

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ZACCHARIAE con sopra una croce, e dall’altro pure una croce con sotto su due linee PAPAE. Queste parole, a tenore di qnanto avanti abbiamo detto, dovrebbero interpretarsi elemosina Zacchariae papae, solamente che essendo di due grandezze, pare che le une fossero destinate per un’elemosina o di maggior valore o differente da quella per la quale davansi le tessere più piccole.

Prima di passare al successore di Zaccaria mi rimane ancora a descrivere un pezzo quasi quadrate d’argento del peso di grani 39 e forse a denari 9, ossia a tre quarti di fine, tuttora inedito, e sulla di cui autenticità non si può muover dubbio alcuno. Esso (Tav. I, N° 2) ha da una parte la stessa impronta delle tessere di Gregorio III, cioè Cross-Pattee-Heraldry.svg GREII PAPE, e dall’altra, quantunque per esser doppiato il conio nella stampa sia molto guasto e confuso, tuttavia puossi leggere ZACCHARIAE come nelle tessere sopra descritte.

Questo pezzo venne certamente fatto battere dal successore di Gregorio, ma cosa fosse ed a che servisse mi h impossibile l’indovinarlo, moneta non potendo essere; forse che sia stato così fatto da Zaccaria per conservare memoria dell’identità dello scopo de’ due pontefici nel far battere tali tessere; se ciò sia o no lascio ad altri l’indovinarlo.


STEFANO II

752-757.


Stefano romano, uomo di severi costumi, dodici giorni dopo la morte di Zaccaria venne dal clero e dal popolo eletto papa e subito consecrato, notandosi che da quando gli imperatori di Costantinopoli abbracciarono l’eresia, non si cercò più la loro approvazione per la consecrazione dei pontefici.

Subito ebbe a trattare col re Astolfo, il quale occupato e riunito al suo regno l’esarcato, ambiva il titolo d’imperatore1, a ciò anche eccitato dai suoi cortigiani, da quei Romani che ora trovavansi suoi sudditi, e da altri Italiani dipendenti dai Greci2, i quali quanto per essi si poteva facevano affine d’indurlo ad impadronirsi della parte d’Italia che ancora all’impero apparteneva.


  1. Troya, Vol. IV. Parte IV, pag. 357, 457 e 458.
  2. Idem, pag. 465.