Pagina:Morandi - Origine della lingua italiana.djvu/49

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della lingua italiana 37

diverse, secondo il soggetto e il genere del componimento.

Ne crediate che il fatale divorzio succeduto in Italia abbia contribuito e contribuisca ancor poco a far inclinare molti Italiani a supporre che altrettanto fosse accaduto anche a Roma. Mal comune, mezzo gaudio; e certo, quando altri lamenta che tante e tante prose italiane, pregevolissime di sostanza, siano però pochissimo lette, perchè scritte in una lingua mezzo morta, fa molto comodo il poter rispondere: cosa volete farci? anche nella letteratura latina è stato così.

Questo, dico, può far molto comodo; ma a me non pare che sia la verità. E alle ragioni già addotte per dimostrarlo, ne aggiungerò un’altra di fatto, e che, credo, dovrebbe bastar da sola a risolver la questione.

Papirio Peto, in una lettera a Cicerone, aveva applicato a sè stesso un luogo di Trabea, chiamando pazzia il suo sforzarsi d’imitare l’eloquenza dell’amico. E Cicerone gli rispondeva: “Dici davvero? Ti pare una pazzia lo imitare quelli che tu chiami fulmini del mio stile? Certo, sarebbe pazzia, se la cosa non ti riuscisse; ma poichè ti riesce anche meglio che a me, de’ fatti miei devi ridere, e non de’ tuoi; e lascia star Trabea, dacchè il fiasco è piuttosto mio. Ma pure, delle mie lettere che te ne pare? Non sono esse scritte alla buona?"1 Già si sa: non conviene mica usar sem-

  1. Plebejo sermone dice il testo. Ma è chiaro che, qui, plebejus non corrisponde punto, come parecchi hanno creduto, al nostro plebeo.