Pagina:Morino - Ai militi concittadini.djvu/5

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MILITI CONCITTADINI





Il giorno della prodigiosa esaltazione dell’immortale PIO NONO al più sublime de’ troni, sarà un giorno che nella storia de’ secoli splenderà con eterno meriggio. Le più tarde generazioni rammenteranno, che appena questo Inviato del cielo si mostrò dal Quirinale per benedire il popolo suo, un arcano ma non fallace presentimento alla città de’ sette colli, anzi al mondo universo annunziava vicina l’epoca di mirabili avvenimenti. Infatti il magnanimo cuore di PIO palpitava sul trono; era quello il palpito della carità, e della compassione. - PIO, così voce superna gli favellava, sommo PIO, oh quanti de’ tuoi figliuoli nella oscurità delle torri, nello squallor delle carceri piangono pentiti un fallo, che pronti sarebbono a cancellare col sangue! Una tua parola può ridonarli alla patria, alle famiglie, alla società; e la Chiesa, ah si! la Chiesa andrà lieta di rivederli dinanzi all’ara del Dio vivente detestare sinceramente l'errore, giurare al trono fedeltà irretrattabile, e voti porgere al cielo perchè dono ti faccia di lunghi giorni e felici. Scrivi dunque, o gran PIO, scrivi la consolante e più che umana parola. - Io vi perdono.

Ma ignora fors’Egli l’enormità de’ falli, le leggi che li condannano, la forza de’ mali esempi, i santi vincoli della patria spezzati, l’ordine civile sconvolto, la maestà del trono e il cuor paterno del Principe offesi? Nulla ignora. Dunque?... Dunque Egli è deciso di mostrare al mondo universo il trionfo più bello di quanti ne rammentino le istorie. Pare a me di vederlo questo sommo de’