Pagina:Moro - Le lettere di Aldo Moro dalla prigionia alla storia, Mura, Roma 2013.djvu/110

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6 Al funzionario della Camera dei deputati Tullio Ancora1


Fogli: 1 recto. Recapitata il 28-29 aprile 1978. Fu consegnata il giorno 29 dalla signora Eleonora Moro a Tullio Ancora, il quale il 2 maggio la consegnò ufficialmente al procuratore della Repubblica di Roma, Pietro Pascalino. In base alla missiva del 23 aprile destinata all'allieva Maria Luisa Familiari, anche la stesura di questa lettera è databile tra il 22 e il 23 aprile. In calce la nota di ricevuta della Procura della Repubblica di Roma.


[foglio 1]


Caro Tullio,
un caro ricordo ed un caloroso abbraccio. Senza perdersi in tante cose importanti, ma ovvie, concentrati in questo. Ricevo come premio dai comunisti dopo la lunga marcia la condanna a morte Non commento. Quel che dico, e che tu dovresti sviluppare di urgenza e con il garbo che non ti manca, è che si può ancora capire (ma male) un atteggiamento duro del PCI, ma non si capirebbe certo che esso fosse legato al quadro politico generale la cui definizione è stata così faticosamente raggiunta e che ora dovrebbe essere ridisegnato. Dicano, se credono, che la loro è una posizione dura e intransigente e poi la lascino lì come termine di riferimento.
È tutto, ma è da fare e persuadere presto.
Affettuosamente


Aldo Moro


Dott. Tullio Ancora
Via Livorno 44
Roma


7 Al presidente del Consiglio Giulio Andreotti2


Fogli: 1 recto/verso. Recapitata il 28-29 aprile 1978 e databile tra il 22 e il 23 aprile sulla base della lettera all’allieva Maria Luisa Familiari del 23 aprile.


[foglio 1 recto]


Caro Presidente,
so bene che ormai il problema, nelle sue massime componenti, è nelle tue mani, e tu ne porti altissima responsabilità. Non sto a descriverti la mia condizione e le mie prospettive. Posso solo dirti la mia certezza che questa nuova fase politica, se cominci con un bagno di sangue e specie in contraddizione con un chiaro orientamento umanitario dei socialisti, non è apportatrice di bene né per il Paese né per il Governo. La lacerazione ne resterà insanabile. Nessuna unità nella sequela delle azioni e reazioni, sarà più ricomponibile. Con ciò vorrei invitarti a realizzare quel che si ha da fare nel poco tempo disponibile. Contare su un logoramento psicologico, perché son certo che tu, nella tua intelligenza, lo escludi, sarebbe un drammatico errore.
Quando ho concorso alla tua designazione e l'ho tenuta malgrado alcune opposizioni, speravo di darti un aiuto sostanzioso, onesto e sincero. Quel che posso fare, nelle


[foglio 1 verso]


presenti circostanze, è di beneaugurare al tuo sforzo e seguirlo con simpatia sulla base di una decisione che esprima il tuo spirito umanitario, il tuo animo fraterno, il tuo rispetto per la mia disgraziata famiglia. Quanto ai timori di crisi, a parte la
  1. Ibid., n. 50, pp. 88-89.
  2. Ibid., n. 51, pp. 90-91.