Pagina:Muehlon - Dal diario d'un tedesco, Milano, 1918.djvu/18

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secondo me non sarà il campo di grandi battaglie, ma dovremo tenervi grandi forze per difenderci dall’irritazione dei belgi. Ma è inutile fare ipotesi. Io sono tentato a farle, perchè il colpo contro il Belgio mi sembra cosi vile e odioso, che vorrei vedere al più presto la dimostrazione della sua inutilità. Questo è certo, che, pel fatto del Belgio, sugli allori che le truppe potranno riportare da questa guerra starà attaccato ancor più fango che sangue. Prima j che venisse la notizia dell’invasione del Belgio, il movimento generale mi aveva tanto trascinato, che io mi chiedeva se non dovessi dividere volontariamente la sorte dei nostri soldati, senza riguardo al mio punto di vista personale, solo per l’impulso naturale di essere con quelli che devono lottare e soffrire. Ma l’invasione del Belgio ha distrutto in germe questo sentimento. Neppure se fossi obbligato andrei. Perchè ho io delle convinzioni, se non rimango ad esse fedele e non le sostengo?

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15 agosto.

Voglio riportare uno o due fatti a cui il mio informatore [Una persona inviata dal Ministero della guerra a visitare i forti di Liegi dopo la loro caduta] ha assistito. In un luogo si era sparato contro truppe che passavano. I soldati tedeschi si precipitano da tutte le parti ed aprono un fuoco micidiale. Quando tutto si è calmato, il mio informatore va in quel luogo con un ufficiale, e vede- alcuni soldati che trascinano fuori da una casa quattro uomini e tre donne. Essi dicono che da questa casa fu sparato, che le sette persone devono morire. L’ufficiale osserva: Forse vi sono in mezzo degli innocenti: conduceteli davanti ai nostri superiori, perchè li possano interrogare nella loro lingua. Quando i due dopo un quarto d’ora ripassano dalla stessa strada, vedono davanti a quella casa i sette cadaveri, attorno a cui s’aggirava un gran numero di ragazzi piangenti e disperati.

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Insomma, la miseria orribile di questo popolo pacifico mi opprime, di questo popolo che — a testimonianza tedesca — ancora pochi giorni fa accolse i primi tedeschi fuggiaschi dalla Francia al confine belga colle parole: Salute, signori, buon giorno, signore, voi siete salvi, voi siete in Belgio!

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