Pagina:Mussolini - Il mio diario di guerra, 1923.djvu/49

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Come si vive e come si muore nelle linee del fuoco



27 Settembre.


Da ieri mattina non abbiamo in corpo che un sorso freddo di caffè. Piove sempre. Da due giorni, ininterrottamente. Stanotte non ho chiuso occhio. Mi trovavo sotto la tenda con un tal Jannazzone, un contadino del Beneventano, il quale, inzuppato fradicio, come me, e un po’ febbricitante, gemeva:

— Madonna mia bella! Madonna mia bella!

— Basta, basta, Jannazzone! — gli ho detto.

— Non credete in Dio, voi? —

Non ho risposto.

Io, invece, ingannavo il tempo, le dodici ore interminabili della notte, rimemorando le poesie imparate nel bel tempo felice e lontano della mia giovinezza. Effetto delle circostanze climateriche, la poesia che mi è tornata alla memoria, è La caduta del Parini. Strofa a strofa sono giunto sino ai versi:

«Ed il cappello e il vano
«Baston dispersi nella via, raccoglie».