Pagina:Myricae.djvu/180

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156 myricae

V


La siepe



Qualche bacca sui nudi ramicelli
del biancospino trema nel viale
gelido: il suol rintrona, andando, quale
4per tardi passi il marmo degli avelli.

Le pasce il piccol re, re degli uccelli,
ed altra gente piccola e vocale.
S’odono a sera lievi frulli d’ale,
8via, quando giunge un volo di monelli.

Anch’io; ricordo, ma passò stagione;
quelle bacche a gli uccelli della frasca
11invidïavo, e le purpuree more;

e l’ala, i cieli, i boschi, la canzone:
i boschi antichi, ove una foglia casca,
14muta, per ogni battito di cuore.




VI


Il nido



Dal selvaggio rosaio scheletrito
penzola un nido. Come, a primavera,
ne prorompeva empiendo la riviera
4il cinguettìo del garrulo convito!