Pagina:Naufraghi in porto.djvu/154

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Tacquero di nuovo: poi Isidoro disse:

— Chi lo sa? Io, vedi, spero invece che il matrimonio non si faccia. Spero in Dio, spero in un miracolo di San Costantino.

— Giusto, un miracolo! — disse l’altro, con voce ironica.

— E perchè no? Se, per esempio, in questi giorni venisse a morire il vero assassino di Basilio Ledda, e confessasse? Ecco che la condanna sarebbe nulla.

— Sì, giusto! In questi giorni! — rispose l’altro, sempre ironico. — Siete innocente come una creatura di tre anni, in fede di cristiano!

— Chi lo sa? O potrebbe venire scoperto.

— Sì, giusto! in questi giorni! — Eppoi, cosa ne sappiamo noi? Chi potrebbe scoprirlo? Come?

— Chi! Io, tu, un altro...

— Siete innocente non come una creatura di tre anni, ma come una chiocciola prima che esca dal suo guscio. Come possiamo scoprirlo? E d’altronde, a parte tutto, ecco, siamo noi poi sicuri che non sia stato proprio Costantino?

— Ah, noi ne siamo sicuri! — disse Isidoro. — Tutti possiamo esserlo stati, fuorchè lui. Posso esserlo stato io, puoi esserlo stato tu....

Giacobbe s’alzò per andarsene.

— Che si potrebbe dunque fare?... C’è un rimedio?... Ditelo voi.

— .... Fuorchè lui! — ripeteva zio Isidoro, senza sollevare la testa. — Un rimedio c’è. Rimettersi nelle mani di Dio.