Pagina:Naufraghi in porto.djvu/153

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voi non dovrebbe importar nulla; ma anche voi non avete fatto niente per impedire questo sacrilegio. Ah, che cosa schifosa! Io ho perduto la mia allegria...

— Ed io sono invecchiato di dieci anni.

— .... la mia allegria; penso sempre a quello che Costantino dirà di noi che non abbiamo saputo impedire... È vero che egli è malato?

— Adesso no. Lo è stato. Ma, certo, soffre molto — disse zio Isidoro scuotendo il capo. Poi riprese ad intrecciare la corda, e mormorò:

— La scomunica... la scomunica....

— Io mi arrabbio talmente che mi vien la bava sulle labbra — riprese Giacobbe, alzando la voce — come i cani, sì, come i cani! Ah, no, non lascerò quella casa, a costo di crepare: voglio assistere alla scomunica che piomberà sopra di loro. Sì, Dio castiga in vita ed in morte, questo è certo; ed io voglio assistere al castigo. Ma che cosa lavorate voi?

— Una corda di pelo.

— Ah, una corda di pelo!

Tacquero. Giacobbe guardava la corda, e i suoi occhi nuotavano in un sogno di dolore e d’ira.

— A chi le vendete quelle corde?

— Le porto a Nuoro e ne vendo anche qui ai contadini che le adoperano per legare i buoi. Perchè la guardi così? Vorresti appiccarti?

— No, uccellino di primavera, vi appiccherete voi, se Dio vorrà. Dunque — riprese alzando la voce — pare che si siano già sposati.