Pagina:Naufraghi in porto.djvu/209

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quando ritornerà? Che cosa dirà? — ripetè sommessamente, come interrogando sè stesso.

— Che cosa faremo, adesso?

Zia Anna-Rosa sospirò: le pareva di sognare un orribile sogno, ma neppure per un istante pensò di nascondere la rivelazione del fratello. E dopo?

Due cose parimenti mortali al suo cuore dovevano accadere: o la morte di Giacobbe o la sua condanna. Ella non sapeva quale scegliere.

— Ora ci corichiamo e riposiamo: domani penseremo al da farsi, — disse zio Isidoro. E battè nuovamente la mano sul guanciale. Giacobbe tornò a coricarsi supino e sollevata la mano sana cominciò a contare con le dita:

— Prete Elias uno; poi il sindaco, poi... come si chiama, Brontu Dejas. Sì, sì. Appunto lui. Li voglio qui, confesserò a loro.

— A Brontu Dejas? — chiese stupito zio Isidoro.

— Perchè lui più di tutti sarà creduto. Ma prima, tutti mi giurerete sul crocifisso che mi lascerete morire in pace. Io ho paura. Mi lascerete morire in pace, dunque?

— Ma sì! Sta tranquillo. E voi. piccola comare, tornate a letto; riposatevi, dormite. — disse il pescatore con voce tranquilla, aggiustando le coperte intorno al malato: ma Giacobbe si agitava, scuoteva la testa.

— Ho caldo, ho caldo; lasciatemi stare. Come non vi meravigliale voi, zio Sidore? Ah, io ri-