Pagina:Naufraghi in porto.djvu/219

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volo, non hai a altro da dirmi? — Ecco, tua moglie ha preso un altro marito. — Eh. lo so già, anche questo. — Come, tu non piangi? — Perchè devo piangere? Ho già tanto pianto che adesso non ne ho più voglia. O credi che io sia un idiota? Ora ho bene dell’esperienza: ho viaggiato, ho veduto il mare, non sono più un ragazzo. Non m’importa più di nulla.

Ma ecco, d’un tratto, mentre vantava a sè stesso la sua forza d’animo, sentì il cuore stretto come da una mano fredda.

— Ah, ritornare là, nella piccola casetta; trovare Giovanna, il bambino, il passato! È passato il vento ed ha portato via tutto. Tutto... Tutto... Tutto... — Sul limite del campo di frumento sedette soffocato dal dolore. Ecco cosa era. Il grande dolore era andato via, sì, da tempo, ma pareva si fosse nascosto nella valle fra le pietre e le macchie, aspettando il ritorno di lui: e adesso balzava su, lo assaliva, lo azzannava, poi tornava a nascondersi. Seduto sul confine del campo di frumento, Costantino trasse dalla sua piccola bisaccia una zucca secca piena di vino, e bevette arrovesciando il capo.

La rimise e guardò il campo. Pareva d’essere sulla riva d’un lago, sul cui smeraldo dorato galleggiassero le macchie di sangue dei papaveri.

Poi riprese il viaggio, e sembrava rasserenato, ma non camminava più con l’ardore di prima. Arrivare quel giorno, arrivare l’indo-